Brand e spiritualità


Editoriale
Tredimensioni XXIII (2026) 233-235
 
 
Negli ultimi anni si registrano migliaia di conversioni alla Chiesa cattolica e battesimi di adulti, in Francia e altre parti d’Europa. Sono numeri ben pubblicizzati, ma che richiedono riflessione. Poniamo anzitutto una domanda: questi percorsi sono motivati primariamente da una ricerca di appartenenza o da una ricerca spirituale? Chiaramente i due temi si intrecciano, e i motivi (consci e inconsci) che sostengono le scelte di una persona sono sempre molteplici. Tuttavia, gli accenti sono ben diversi. Se la motivazione è primariamente una ricerca spirituale, la persona si pone domande, attiva nuove relazioni, si lascia provocare da nuove esperienze e progressivamente elabora una propria sintesi. Nel tempo, si nota che la persona cambia modo di pensare, di comportarsi, di comunicare e anche di sentire le cose della vita, in un percorso che – per quanto inserito in una comunità – rimane unico e originale.
Quando invece la motivazione consiste soprattutto nella ricerca di appartenenza ad un gruppo, capita spesso che l’attenzione sia rivolta non tanto alle domande spirituali capaci di rispettare la complessità della vita, quanto ai simboli identitari e agli schemi di pensiero che semplificano i problemi dando una sensazione di sicurezza. Anche in questo caso, nel tempo si notano cambiamenti nel comportamento e nel linguaggio, i quali, però, più che esprimere una sintesi personale tendono a conformare allo stile del gruppo. E in un’epoca come la nostra – caratterizzata da molteplici appartenenze – facilmente ciò conduce il soggetto a comportarsi in modo diverso a seconda dell’ambiente in cui si trova. Così non stupisce, ad es., scoprire che la stessa persona pubblicamente conduce campagne a favore della famiglia “tradizionale”, mentre nella vita privata non disdegna di vivere legami affettivi molteplici e altamente mutevoli.
C’è un secondo aspetto da non sottovalutare. In Italia, diverse ricerche sul mondo giovanile e la spiritualità[1]hanno messo in luce come vi sia un’alta percentuale di giovani che, proprio perché si pongono domande di senso, non vedono nella Chiesa cattolica un interlocutore interessante. Stupisce che molti degli intervistati hanno ricordi positivi di quando erano bambini e frequentavano la parrocchia o un’associazione, ma raccontano di essersi allontanati quando durante l’adolescenza hanno iniziato a porsi domande profonde, ad es. in seguito ad un lutto o perché incalzati dalle decisioni da prendere finite le scuole superiori. Gli ambienti ecclesiali che conoscevano erano soprattutto spazi di aggregazione e di gratuità, ottimi per far divertire i bambini e promuovere esperienze di volontariato per i più grandi, ma piuttosto in difficoltà nel trovare tempo e spazi adatti per interrogativi e dialoghi spirituali. Quei dialoghi, cioè, che richiedono pazienza, riflessione, confronto sincero e la capacità di portare avanti una ricerca comune dove nessuno può realisticamente considerarsi arrivato o capace di rispondere a tutti i dubbi che la vita solleva.
Per quanto il mondo ecclesiale cerchi di tenere insieme fede e religione, percorsi personali e dimensione comunitaria, interiorità ed espressioni simboliche codificate… esiste una tensione ineliminabile che nella nostra epoca sta assumendo forme nuove.
Molte ricerche evidenziano che le domande di senso non sono scomparse e spesso si intrecciano con una sincera ricerca spirituale[2], ma questo non significa una rivincita della religione sui processi di secolarizzazione che sono in corso da decenni. Piuttosto, notiamo frequentemente traiettorie biografiche che fino a qualche decennio fa sarebbero state considerate bizzarre, nelle quali, ad es., la persona legge testi cristiani e anche buddisti, frequenta un gruppo ecclesiale ma non condivide alcune posizioni del magistero, si coinvolge in varie esperienze con sincero spirito di servizio che tuttavia sembra non trovare più spazio espressivo dopo che si è trasferita in un’altra città a motivo dello studio, ecc. Tali percorsi, spesso tortuosi e con un esito difficile da prevedere, sembrano più conformi all’atteggiamento del discepolo rispetto a chi esibisce un’appartenenza religiosa forte, salvo poi utilizzare criteri ben diversi per orientare le proprie scelte personali.
Se nascono nuove forme e nuovi equilibri tra fede e religione, spiritualità e appartenenza sociale, interiorità e simboli codificati… le istituzioni ecclesiali sono sfidate alla radice del loro essere. Il tema non è nuovo: da sempre il cristianesimo si è inculturato in ambienti e momenti storici differenti, e anche recentemente non mancano tentativi di adottare nuovi linguaggi e di porsi accanto alle donne e agli uomini del nostro tempo. Tra i più famosi e ufficiali si può citare il modo in cui è stato allestito il padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia[3].
E tuttavia è legittimo chiedersi se dietro questi tentativi vi è la consapevolezza della posta in gioco. Un’istituzione che realmente decide di accompagnare nuovi modi di condurre una ricerca spirituale e nuove forme di vivere la fede, finisce inevitabilmente per cambiare profondamente sé stessa. Siamo disposti a questo?
Se lo sguardo si allarga, in particolare agli Stati Uniti, è facile notare che ci sono nuove modalità di coniugare ricerca spirituale e religione che ricalcano modelli di marketing, con differenze a volte minimali tra la promozione di un brand tecnologico e una cosiddetta “nuova evangelizzazione”. Ad es., si vedono network religiosi senza legami personali diretti, raccolta fondi diffusa e costante, alta ricerca di visibilità, simboli identitari che prescindono dalle scelte personali… Per un dialogo sincero tra la tradizione cristiana e queste nuove forme, non è possibile fermarsi alla superficie dei fenomeni, contando i partecipanti a un evento o i soldi raccolti per un progetto, o accontentarsi del fatto che diversi adolescenti hanno guardato la serie The Chosen.
Sopra ci siamo chiesti se la Chiesa cattolica è disponibile a cambiare sé stessa entrando in un nuovo processo di inculturazione, nel tentativo di farsi accanto a coloro che sinceramente portano avanti una ricerca spirituale. Per rispondere a questa domanda è necessario anzitutto discernere quali forme – tradizionali o innovative che siano – aiutano realmente un cammino di discepolato di Gesù.
 

[1] Cf R. Bichi - P. Bignardi (a cura di), Cerco, dunque credo? I giovani e una nuova spiritualità, Vita e Pensiero, Milano 2024.
[2] Cf Editoriale, Senso della vita, felicità e ricerca di salvezza, in «Tredimensioni», 23 (2026), pp. 9-13.
[3] Cf E. Mattei, Il rimbalzo dei battesimi, tra speranza e prudenza, in «Settimana News», 18 Aprile 2026, https://www.settimananews.it.